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<title>Rss News</title>
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<description>Latest News</description>
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<lastBuildDate>Thu, 19 Feb 2009 23:00:00 GMT</lastBuildDate>
<pubDate>Thu, 19 Feb 2009 23:00:00 GMT</pubDate>
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<pubDate>Thu, 19 Feb 2009 23:00:00 GMT</pubDate>
<title><![CDATA[E ora?]]></title>
<description><![CDATA[<p><span style="font-size: 8.5pt">Sono ore di sgomento per chi ha creduto e crede nel progetto del Partito Democratico. Con le dimissioni del segretario si apre una voragine che - temo - riguarda le radici pi&ugrave; profonde del nostro stare insieme piuttosto che le scelte e le geometrie politiche di questi ultimi mesi.<br />
Che il partito, da tempo, vivesse pesanti contraddizioni interne &egrave; ormai riconosciuto da tutti. Che parte di quelle contraddizioni ricadessero sotto la diretta responsabilit&agrave; del gruppo dirigente ristretto, come ha schiettamente riconosciuto lo stesso Veltroni in conferenza stampa, anche. Ma che ci piaccia o meno, con la fine di questa fase se ne apre una nuova.<br />
<br />
Ora ci stiamo giocando la fine del Pd. Ed &egrave; per questo motivo che, ora pi&ugrave; di prima, abbiamo l'obbligo di riconoscere che se il Pd fallisse dovrebbe ritenersi fallito l'intero gruppo dirigente che, in questi anni, ne ha proposto e sostenuto la fondazione.<br />
Sobbalzo all'idea che ci possano essere dirigenti che caldeggiano inversioni di marcia non tanto sulle scelte di politica contingente, ma sulle ragioni stesse del nostro stare insieme, cio&egrave; sulle motivazioni profonde che, fino all'altro ieri, sembravano mettere d'accordo tutte e tutti senza riserve.<br />
Temo che le ragioni per le quali, in ogni fase di crisi, si abbia la tendenza a rimettere in discussione la nostra stessa esistenza abbia origine in una precisa strategia tesa ad ostacolare qualsiasi elemento di novit&agrave;, qualunque alternativa che sblocchi questo partito dallo spettro, per alcuni, del rinnovamento generazionale. E mi auguro, anzi auguro a tutto il popolo del Pd, che una volta per tutte si faccia largo una nuova classe dirigente. Che i giovani, non per sterile giovanilismo ma per gli effetti vistosi e plateali di una gestione che da ben quattro lustri coinvolge sempre e solo le stesse facce, abbiano finalmente il coraggio e la forza di raccogliere lo scettro.</span></p>]]></description>
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<pubDate>Wed, 21 Jan 2009 23:00:00 GMT</pubDate>
<title><![CDATA[Pensiero unico...]]></title>
<description><![CDATA[<div>Resto del tutto allibito dalle letture quantomeno semplicistiche con cui certa parte del mondo politico fa i conti con la situazione in Medio Oriente. L'immensa complessit&agrave; del dramma Medio Orientale sfugge a ogni lettura sommaria: ha origine nelle profondissime fratture storiche, sociali, spirituali, religiose e simboliche che hanno riguardato e tutt'ora riguardano i popoli di quelle terre. <br />
Per questa ragione non ha alcun senso dividersi tra supporter di uno o dell'altro schieramento, quanto semmai richiamarsi ai valori della pace e al diritto di ognuno di vivere in libert&agrave; e sicurezza. Per quanto mi riguarda, non credo di essere in possesso della chiave di lettura adatta, vittima come sono delle mie ignoranze. Tanti, invece, quelli che si avventurano in sentenze definitive, in letture sommarie e in conclusioni che non tengono conto delle ragioni di ambo le parti. Non parlo delle drammatiche cronache quotidiane del conflitto, ma delle ragioni profonde che stanno alla base dell'essere stesso di palestinesi e israeliani.<br />
Rimango tuttavia scosso quanto mi imbatto in deduzioni che fanno correre un brivido lungo la schiena. In particolare, quando si punta il dito contro &quot;il pensiero unico pro-Israele&quot;, responsabile di corrompere le coscienze e traviare la realt&agrave; dei fatti. Per favore spiegatemi, nell'era di internet, dei blog e delle comunit&agrave; virtuali, dei cronisti da social network e della trasmissione in streaming dei pi&ugrave; disparati documenti video, come sia possibile imporre un &quot;pensiero unico&quot; su fatti cos&igrave; gravi e drammatici. Com'&egrave; possibile che un piccolo Stato circondato da Stati ostili, che in molti casi non ne riconoscono nemmeno l'esistenza, possa esercitare una tale capacit&agrave; di influenza da mettere mano agli ingranaggi dell'informazione globale, traviando l'opinione pubblica internazionale. Spiegatemelo, perch&eacute; io non riesco a capirlo. <br />
Com'&egrave; possibile che Israele, indebolito dall'alleanza con un Paese - gli Stati Uniti - che esce a pezzi dalle vicende di politica internazionale e in particolare dal governo delle questioni che riguardano l'intero Medio Oriente e il Golfo Persico, possa avere un tale potere coercitivo in giro per il mondo da imporre una determinata linea sui mezzi di comunicazione di massa. Spiegatemelo, perch&eacute; l'insinuazione &egrave; piuttosto inquietante. Spiegatemelo, perch&eacute; dall'ipotesi che gli ebrei nel mondo siano in grado di condizionare i mezzi di comunicazione di massa alla teoria del complotto giudaico il passo &egrave; breve.<br />
L'espressione &quot;pensiero unico&quot;, secondo le sue formulazioni pi&ugrave; recenti, fa riferimento ad una crescente riduzione del dibattito politico a temi imposti dall'alto e non contestabili da parte della cultura dominante. Stiamo forse dicendo che c'&egrave; una cultura dominante pro-israeliana? E chi sono gli ambasciatori di questa cultura nel mondo? Gli ebrei?<br />
<br />
Continuo a sperare che anche problemi cos&igrave; gravi e profondi come il conflitto in Medio Oriente possano essere risolti esclusivamente attraverso la politica e il dialogo. E che chi lavora per la pace farebbe meglio ad affrontare il nodo dei problemi, senza perdersi in confuse e indimostrabili astrazioni. <br />
&nbsp;</div>]]></description>
<link>http://www.davidepernice.eu/news.asp?id=32</link>
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<pubDate>Tue, 09 Dec 2008 23:00:00 GMT</pubDate>
<title><![CDATA[Come si fa ad aver paura di "Brokeback Mountain"?]]></title>
<description><![CDATA[<div>All'estero, fare zapping televisivo d&agrave; pi&ugrave; soddisfazione. Ve lo dico per esperienza diretta: altro che pacchi sorpresa, paillettes e psicodrammi tra concorrenti. All'estero pu&ograve; capitare anche di vedere qualcosa di interessante, e per giunta in prima serata!<br />
<br />
E cos&igrave;, scopro che la televisione (pubblica) francese trasmette approfondimenti sulla storia recente. Sono documenti asciutti, curati nei dettagli e privi di retorica. Lo stesso vale per la televisione britannica, che manda in onda coraggiosi reportage internazionali, e probabilmente anche per quella tedesca (dico probabilmente perch&eacute;, non conoscendo la lingua, vado a fiuto...).<br />
<br />
Non dico che quello che passa per i canali italiani sia tutto da buttare, per carit&agrave;. Ma certo, molto di ci&ograve; che vedo mi sembra piuttosto superfluo, se non ai limiti della volgarit&agrave;...dagli insulti tra protagonisti dei reality alle lacrime in primo piano, in una caricaturale ricerca dell'effetto e dell'emozione forte. <br />
<br />
Colpisce, allora, che con questi chiari di luna televisivi ci sia chi, nella Rai, si prende la briga di passare in rassegna il film &quot;Brokeback Mountain&quot; per tagliare le scene che 'potrebbero' urtare la suscettibilit&agrave; dei telespettatori. <br />
Luned&igrave; scorso, alle 22.40, Rai Due ha trasmesso il film. Ma censurato. Privo, cio&egrave;, delle scene in cui i due protagonisti - scoperta una nuova affettivit&agrave; - si scambiano innocenti effusioni. <br />
<br />
Nel suo piccolo, lo trovo un atto di violenza intellettuale pi&ugrave; grave di altri. Perch&eacute; a essere messe alla berlina non sono, questa volta, le scene di violenza o gli atti piuttosto espliciti di sesso eterosessuale. A incorrere nella censura finisce invece proprio quella parte di film che rivela un sistema complesso di affettivit&agrave;, che poi sia tra persone dello stesso sesso poco importa. E il risultato dell'operazione &egrave; grave, perch&eacute; mette in discussione, anzi deforma, i propositi originari del film.<br />
&quot;Brokeback Mountain&quot; pu&ograve; piacere o meno. Sta di fatto, per&ograve;, che racconta una storia di amore omosessuale nella sua complessit&agrave;: reticenze, slanci, timori, affettivit&agrave;. Chi ha proceduto per tagli, invece, ha voluto negare qualunque valore al complesso delle affettivit&agrave; omosessuali. E, anzi, agli occhi dei telespettatori ha rappresentato l'amore omosessuale nella forma di un eccentrico libertinaggio tra compagni di merende improvvisamente soli. Quasi un errore di percorso, dettato dalla foga erotica prima ancora che dalla complicit&agrave; affettiva.<br />
<br />
Non penso di essere affetto da esterofilia. Anzi, vado fiero delle qualit&agrave; del mio paese. Ma stasera su Rai Uno &quot;Cinderella man&quot;, su Rai Due il telefim &quot;Private Practice&quot; e su Rai Tre &quot;Un posto al sole&quot;....<br />
Il mio programma prevede altro: su &quot;La Une&quot;, televisione belga, approfondimento sulla crisi dei consumi e il rapporto con i mercati asiatici; su &quot;France 4&quot; il programma musicale &quot;Taratata&quot;, con i migliori talenti della scena internazionale; su &quot;TV5&quot; speciale divulgativo sul vertice dei leader europei; ecc....<br />
<br />
Buona serata.</div>]]></description>
<link>http://www.davidepernice.eu/news.asp?id=31</link>
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<pubDate>Tue, 02 Dec 2008 23:00:00 GMT</pubDate>
<title><![CDATA[Il Pd in Europa. Dove?]]></title>
<description><![CDATA[<p>Chi ha responsabilit&agrave; politiche deve spesso pesare i termini. Io, non avendone, posso sbizzarrirmi in valutazioni libere.</p>
<div>Se poi il tema riguarda il futuro del Pd e la sua collocazione in Europa, argomento con il quale - se non altro per ragioni professionali - ho una certa dimestichezza, le riflessioni mi escono di getto. Anzi, sono un fiume in piena.</div>
<div>&nbsp;</div>
<div>Scopro subito le mie carte: ritengo che sarebbe un suicidio politico non costruire un rapporto privilegiato con il Gruppo Socialista al Parlamento europeo. Non per ragioni ideologiche, ma di realismo politico.</div>
<div>&nbsp;</div>
<div>Di solito, chi avversa l'idea che il Pd debba avere un rapporto privilegiato con il Gruppo Socialista al Parlamento europeo ricorre a due argomenti prevalenti: 1. il Gruppo del Pse &egrave; l'interprete dell'antica ortodossia socialista, e quindi inconciliabile con le esigenze e le aspirazioni del Partito Democratico; 2. il Gruppo del Pse &egrave; frastagliato al suo interno e incapace di avanzare una proposta politica unitaria sui grandi temi del dibattito europeo.</div>
<div>Va da s&eacute; che il Gruppo del Pse non pu&ograve; essere queste due cose insieme: o &egrave; il guardiano dell'ortodossia, o &egrave; un gruppo dall'intensa dialettica interna. Personalmente, non credo che sia nessuna di queste due cose, ma piuttosto il secondo gruppo politico per grandezza. E quindi, con le sue inevitabili e anzi salutari dinamiche interne.</div>
<div>&nbsp;</div>
<div>Anzi, vado oltre: il Gruppo del Pse al Parlamento europeo &egrave; &nbsp;- al di l&agrave; dei nomi e dei simboli - una rete di delegazioni nazionali che, nei rispettivi paesi, sostengono la causa dell'alternativa al centrodestra. Certo, tra le delegazioni nazionali c'&egrave; anche chi ha ragioni per ritenere di dover perseguire questo obiettivo in solitudine, senza intese con i partiti di centro, vuoi per condizioni storico-politiche (&egrave; il caso dei Paesi scandinavi, dove la socialdemocrazia &egrave; di fatto il centrosinistra) o per scelte strategiche (la Francia, dove la neoeletta segretaria del Ps ha condotto la battaglia congressuale in nome dell'autosufficienza, in contrapposizione alle aperture al centro proposte da S&eacute;gol&egrave;ne Royal). Sta di fatto, per&ograve;, che tra i tre gruppi pi&ugrave; numerosi al Parlamento europeo (PPE, PSE e ALDE), il Gruppo Socialista &egrave; l'unico ad annoverare al suo interno esclusivamente partiti che si richiamano a schieramenti politici di centrosinistra. Il Gruppo del PPE, come &egrave; noto, comprende delegazioni nazionali di centro destra, e i deputati del Gruppo dell'ALDE provengono da partiti nazionali di centrosinistra e centrodestra, con una leggera prevalenza dell'orientamento di centrodestra.</div>
<div>&nbsp;</div>
<div>Inoltre, uno degli argomenti preferiti di chi osteggia una eventuale confluenza dei deputati del Pd nel Gruppo Socialista &egrave; che il Gruppo del Pse sarebbe oggi artefice delle dinamiche consociative che legano i suoi destini parlamentari a quelli del Gruppo del PPE. L'accusa, per capirci, &egrave; che socialisti e popolari europei siano i registi delle pratiche spartitorie che assegnano, di volta in volta, cariche e ruoli parlamentari prevalentemente a deputati provenienti da questi due gruppi maggioritari.</div>
<div>Ma chi ha un certo grado di confidenza con le dinamiche parlamentari di Strasburgo e con il diritto comunitario sa bene che l'assetto istituzionale dell'Ue non &egrave; minimamente paragonabile a quello degli Stati nazionali: in Europa - sia che si parli di Parlamento, di Consiglio o di Commissione - le maggioranze sono variabili. Anzi, nel contesto specifico del Parlamento europeo la variabilit&agrave; delle maggioranze &egrave; anche una conseguenza della dialettica interna a ciascun gruppo politico e alla difesa specifica degli interessi nazionali: e cos&igrave;, capita ad esempio che sulla riforma della politica agricola comune deputati nordici di ogni schieramento politico facciano quadrato per difendere prerogative tipicamente nordiche, in contrasto con l'alleanza tra deputati dell'area mediterranea di tutti i gruppi politici.</div>
<div>Come reggere a un sistema cos&igrave; complesso e frastagliato di interessi? Come far s&igrave; che il Parlamento europeo sia messo in grado di deliberare, e quindi di svolgere l'importante compito istituzionale che i cittadini europei gli delegano attraverso il voto popolare? Attraverso l'intesa di massima tra i principali gruppi politici. E se oggi una intesa tra il Gruppo del PPE e il Gruppo del PSE &egrave; possibile su alcuni punti specifici, lo &egrave; esclusivamente perch&eacute; i cittadini europei hanno consegnato a questi due gruppi le chiavi della maggioranza parlamentare, necessaria per licenziare i provvedimenti e far funzionare la macchina di Strasburgo.</div>
<div>&nbsp;</div>
<div>D'altra parte, all'indomani delle elezioni europee del 1999 furono proprio i liberaldemocratici dell'ALDE a stringere alleanza con il Gruppo del PPE e con le altre destre, raggiungendo quindi la maggioranza parlamentare, in modo da attribuire la Presidenza del Parlamento europeo alla popolare francese Nicole Fontaine per i primi due anni e mezzo di legislatura, e al liberaldemocratico irlandese Pat Cox per i restanti due anni e mezzo. La trattativa tra gruppi, dunque, non &egrave; dinamica recente quanto piuttosto il sale dei lavori parlamentari. Nessun 'addetto ai lavori' si scandalizza di ci&ograve;, perch&eacute; il Parlamento europeo riesce a lavorare solo attraverso il raggiungimento di intese di maggioranza.</div>
<div>&nbsp;</div>
<div>Per ora mi fermo qui. Ma altri ed ulteriori argomenti non mancano...</div>]]></description>
<link>http://www.davidepernice.eu/news.asp?id=30</link>
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<pubDate>Tue, 04 Nov 2008 23:00:00 GMT</pubDate>
<title><![CDATA[Obama Presidente, gli Usa voltano pagina]]></title>
<description><![CDATA[<p><span style="font-size: 10pt">Difficile contenere l'esultanza. Barack Obama &egrave; il nuovo Presidente degli Stati Uniti.</span><span style="font-size: 10pt">Con la sua schiacciante vittoria, gli Usa voltano pagina lasciandosi alle spalle gli anni di politica 'muscolare' dei Bush: unilateralismo, miopia di orizzonti, cecit&agrave; nei confronti dei grandi mutamenti in atto. E Obama vince contro un avversario di classe, quel McCain veterano di guerra che - appreso l'esito dello spoglio elettorale - non ha lesinato complimenti al neo-eletto Presidente.</span></p>
<div>&nbsp;<span style="font-size: 10pt">Ma la vittoria di Obama pu&ograve; essere vissuta da molti di noi in modi differenti, anche personali. Nel mio caso, il successo di questa notte ha un valore anche e soprattutto emotivo, quasi intimo. </span></div>
<div>&nbsp;</div>
<div><span style="font-size: 10pt">Cresciuto in un ambiente familiare progressista, fin da piccolo mi sono abituato ad ascoltare gli affascinanti racconti di mia madre sulle battaglie per i diritti civili negli Usa. Racconti vissuti in prima persona da un'attivista del movimento per i diritti civili che l&igrave;, negli Stati Uniti dei primi anni '60, si &egrave; formata e ha conosciuto la politica. Racconti di manifestazioni negli Stati del sud, di picchetti di fronte ai locali pubblici che praticavano politiche discriminatorie, di <i>rally </i>di massa davanti al Congresso statunitense. E storie di sangue, come l'uccisione - nel 1964 a Jessup nel Missisipi - dei tre giovani attivisti J.E. Chaney, Mickey Schwerner e Andrew Goodman ordita dal capo del locale Klu Klux Klan Edgar Ray Killen. O, ancor prima, la triste storia di Dorothy Counts, la prima studentessa afroamericana ammessa all'Harry Harding High School che, dopo quattro giorni di minacce e aggressioni verbali a sfondo razzista, decise di abbandonare gli studi (in foto).</span></div>
<div>&nbsp;</div>
<div><span style="font-size: 10pt">Fino a ieri quelle immagini pesavano come un macigno sulla storia americana. Erano il simbolo della vergogna. Oggi sono state spazzate via dagli eventi. <i>The times they are a-changin'</i> cantava Dylan nel '64, e questa volta i tempi sono&nbsp;davvero cambiati.</span></div>]]></description>
<link>http://www.davidepernice.eu/news.asp?id=29</link>
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</item>
<item>
<pubDate>Sun, 02 Nov 2008 23:00:00 GMT</pubDate>
<title><![CDATA[Le Br raccontate da un (ex) brigatista]]></title>
<description><![CDATA[<p>Ho acquistato per curiosit&agrave; <i>Un contadino nella metropoli </i>(ed. Bompiani), l'autobiografia con cui l'ex brigatista Prospero Gallinari ripercorre le pagine pi&ugrave; dolorose della recente storia repubblicana. Ad onor del vero, devo innanzitutto precisare che le mie impressioni sono parziali: sono ancora a pagina 247 su 304 pagine di cronaca biografica e politica. Rimango per&ograve; colpito da almeno tre fattori: l'esasperata radicalit&agrave; del linguaggio; la cura nel racconto dei particolari&nbsp;degni&nbsp;di un&nbsp;film poliziesco; la lettura distorta degli eventi e delle 'colpe'.</p>
<p>Premetto di non essere uno storico, n&eacute; tantomeno un esperto di fatti legati agli anni di piombo.&nbsp;Di quegli anni conosco le trasmissioni di approfondimento realizzate sul tema (Blu notte su tutte!) e qualche libro letto distrattamente, ma a modo mio sono uno che cerca di tenersi informato sui fatti di attualit&agrave; e quindi qualche idea in proposito, e&nbsp;in merito al&nbsp;libro di Gallinari,&nbsp;me la sono fatta.</p>
<p>- <i>Linguaggio</i> - Prima dei contenuti, a colpire &egrave; il linguaggio intriso di radicalit&agrave;, talvolta pomposo e autocelebrativo. Ho l'impressione che i brigatisti provassero un sottile piacere - non tanto politico quanto piuttosto psicanalitico - nel prendere progressiva coscienza dello spazio che la loro organizzazione stava conquistando sui media. Gallinari ci racconta gli episodi di sangue che le Br hanno condotto nel corso degli anni - episodi, &egrave; il caso di dirlo, che non hanno mai effettivamente servito la 'causa' per la quale erano pensati - soffermandosi sull'eccitazione con la quale le colonne brigatiste del centro-nord Italia venivano a conoscenza di nuove escalation di fuoco in altre parti del paese. Tutto ci&ograve; Gallinari lo fa ricorrendo a un linguaggio evanescente, del tipo &quot;Il potenziale dei militanti, l'ingresso nell'organizzazione di molti compagni che svolgono attivit&agrave; pubblicamente riconosciute nei quartieri di periferia, rende possibile la sperimentazione di un effettivo <i>dualismo di potere</i> sul territorio&quot;. Dualismo di potere?! Non si poteva semplicemente dire che le Br - a partire da una certa fase - hanno messo (o provato a mettere) radici nelle periferie? E di esempi analoghi di linguaggio &quot;creativo&quot; nel libro ce ne sono a bizzeffe. So che non &egrave; un problema di Gallinari o di altri, ma piuttosto di un linguaggio 'politico' che cerca di ovviare a una certa povert&agrave; di contenuti ricorrendo a logore iperboli. Sta di fatto che un conto &egrave; leggerlo nei comunicati delle Br degli anni '70 e '80, un altro conto &egrave; leggerlo in una autobiografia scritta e pubblicata nel 2006...</p>
<p>- <i>Narrazione - </i>Il racconto delle analisi politiche dei brigatisti&nbsp;si intreccia con la narrazione degli episodi di sangue. Per mia fortuna, certe immagini raccontate nel libro io le ho viste solo nei film con Al Pacino: parlo delle rapine, degli inseguimenti, delle sparatorie per le strade delle citt&agrave;. Rimango per&ograve; perplesso dal compiacimento con il quale Gallinari scende nei particolari, come se tutto l'esercizio di riflessione e di analisi politica dei brigatisti finisse per materializzarsi nell'azione&nbsp;armata vera e propria , nei&nbsp;tre&nbsp;minuti in cui il tamburo della pistola scorre alla ricerca del proiettile: &quot;Osservo la piazza&nbsp;con attenzione, gli addetti alla copertura stanno ai&nbsp;suoi lati e tutto &egrave; tranquillo. A un&nbsp;certo punto, sopraggiunge il suono di una sirena&nbsp;e una macchina civile irrompe nella piazza sgommando. Si aprono&nbsp;le portiere e tre poliziotti scendono rimanendo&nbsp;vicino all'automobile (...). Loro fissano me e sembrano non capire le ragioni della chiamata,&nbsp;data la situazione tranquilla che si trovano di fronte. Io sto&nbsp;aspettando. Sta ai compagni addetti alla copertura, intervenire.&nbsp;Un attimo, un&nbsp;fuoco infernale, partono le raffiche del kalashnikov d dell'M12. Io&nbsp;sono gi&agrave; a terra e, da dietro&nbsp;una macchina, sto scaricando la pistola che tengo a&nbsp;due mani. Sento i colpi dei mitra dei poliziotti che mi&nbsp;passano sopra la testa, cambio il&nbsp;caricatore vuoto e mi ritiro verso il Lungotevere continuando a sparare&quot;.&nbsp;Sembra il racconto di invasati che - al momento del dunque, della prova di forza - riescono a superare ogni remora solo grazie al richiamo ad un ordine superiore, al disegno quasi messianico di un 'bene' da conquistarsi ad ogni prezzo. Non so, ma letti oggi certi passaggi fanno rabbrividire.</p>
<p><i>- Contenuti - </i>La faccio breve, perch&eacute; si potrebbero scrivere intere enciclopedie sul tema. A trent'anni dall'epilogo politico di Gallinari, la sua lettura degli eventi &egrave; ancora profondamente dogmatica. Poche le sfumature, scarsi gli approfondimenti politici ma immediato il richiamo all'&quot;azione armata&quot;, all'&quot;attacco al cuore dello stato&quot;. So bene che gli anni di piombo sono stati un fenomeno complesso della storia recente, che non &egrave; possibile ridurre tutto in battute e che - almeno in una determinata fase - le organizzazioni terroristiche hanno&nbsp;beneficiato anche di una certa tolleranza, o addirittura goduto di&nbsp;certo consenso, tra&nbsp;alcune fasce marginali dell'operaismo del nord Italia. Ma raccontata cos&igrave;, come fa Gallinari, la storia delle Brigate Rosse sembra un p&ograve; una partita a &quot;guardie e ladri&quot;.</p>]]></description>
<link>http://www.davidepernice.eu/news.asp?id=27</link>
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<pubDate>Sun, 02 Nov 2008 23:00:00 GMT</pubDate>
<title><![CDATA[E ora anche il Vaticano contro Berlusconi]]></title>
<description><![CDATA[<h4><span style="font-size: smaller">Fonte <em class="green">Ugo Magri - la Stampa</em> </span></h4>
<div class="text">ROMA - Berlusconi si concentra sull&rsquo;economia che va male. E&rsquo; la settimana in cui il premier gradirebbe poter prendere l&rsquo;iniziativa, annunciando decisioni a sostegno di imprese e famiglie. Qualcosa tipo la detassazione delle tredicesime gli era sfuggito gi&agrave; dopo la manifestazione del Pd al Circo Massimo, salvo rimangiarselo di corsa per la grande freddezza di Tremonti. Il titolare dell&rsquo;Economia oggi e domani sar&agrave; impegnato all&rsquo;estero nelle riunioni con i suoi colleghi europei: del tutto escluso che in sua assenza possa maturare qualche provvedimento. Si capir&agrave; meglio marted&igrave;, al pre-consiglio dei ministri, che cosa bolle concretamente in pentola.<br />
<br />
A giudizio di ambienti governativi responsabili, l&rsquo;ipotesi pi&ugrave; realistica &egrave; che arrivi rapidamente in porto il solo decreto legge sulle banche. Consisterebbe in un provvedimento di ricapitalizzazione &laquo;leggera&raquo;, volto a non far mancare credito alle industrie di casa nostra stressate dalla recessione e dalla crisi finanziaria. Ma il nodo politico vero riguarda gli interventi per imprese e famiglie. Il Cavaliere &egrave; giunto alla conclusione che un segnale va dato, il governo non pu&ograve; starsene a girare i pollici. Poi, certo, i soldi scarseggiano: si tratter&agrave; di riforme che non costano, oppure pesano molto poco sulle casse dello Stato. La fantasia dei tecnici si &egrave; sbizzarrita nel suggerire proposte.<br />
<br />
Sul tavolo di Tremonti ce n&rsquo;&egrave; una pila: si va da forme di controllo su prezzi e tariffe, specie nella grande distribuzione, a ipotesi di dilazione per l&rsquo;Iva che verrebbe pagata (come stava scritto nel programma elettorale del Pdl) al momento dell&rsquo;incasso. Berlusconi vorrebbe profittarne per correggere certi aspetti controversi della Finanziaria triennale, varata a luglio: capitoli di spesa marginali, sul piano dei numeri, ma grane politiche grosse cos&igrave;.<br />
<br />
Un grattacapo del Cavaliere certamente riguarda la scuola privata. Rimbalza notizia da Oltretevere di una viva irritazione ecclesiastica per i tagli, di recente scoperti nelle pieghe della manovra estiva, agli istituti paritari. Sono 133 milioni di euro su 535 precedentemente stanziati, in pratica un quarto del totale. Nel giro cattolico di centrodestra qualcuno gi&agrave; sparge la voce (impossibile dire su che basi fattuali) di un complotto laico-socialista-massonico per colpire la scuola cattolica. A calmare le acque non &egrave; bastata finora la promessa berlusconiana di intervenire personalmante.<br />
<br />
Berlusconi &egrave; stato chiamato in causa da &laquo;Repubblica&raquo; sulla riforma universitaria. Avrebbe deciso di rinviarla per un bel po&rsquo;, non volendo prestare il fianco a nuove proteste. Bonaiuti, portavoce del premier, &egrave; stato tartassato dall&rsquo;alba di domenica, tutti volevano sapere cosa c&rsquo;era di vero. Interpellato il Capo, Bonaiuti ha negato ufficialmente lo stop, anzi &laquo;il presidente Berlusconi &egrave; convinto che l&rsquo;universit&agrave; abbia bisogno di una seria e profonda riforma, cui sta lavorando il governo&raquo;. &laquo;Repubblica&raquo; conferma la sua versione, sfidando Berlusconi a varare la riforma entro questa settimana, come la Gelmini aveva promesso nei giorni scorsi.<br />
<br />
Facile scommessa, poich&eacute; &egrave; noto che gioved&igrave; il Cavaliere voler&agrave; a Mosca in visita di Stato, e venerd&igrave; (quando solitamente si riunisce il Consiglio dei ministri) dovr&agrave; trovarsi a Bruxelles per il Consiglio europeo.<br />
Uno slittamento dunque &egrave; scontato. Resta da chiarire se il ritardo sar&agrave; breve, nel qual caso poco cambia per professori e studenti, oppure la riforma finir&agrave; nel cassetto. Ambienti vicinissimi alla Gelmini giurano che la prima risposta &egrave; quella buona. La sovraesposizione, anche mediatica, del ministro &egrave; stata tale da suggerirle una pausa di 10-15 giorni al massimo, quanto basta &laquo;per far dimenticare aggressioni polemiche e critiche gratuite&raquo;. Ne hanno ragionato insieme Berlusconi e Bossi nella loro ultima chiacchierata, che risale a mercoled&igrave;.<br />
<br />
Per&ograve; poi qualcosa il ministro dovr&agrave; fare per forza. La Finanziaria di Tremonti ha gi&agrave; deciso in anticipo economie (63 milioni di euro) e risparmi sul personale (218 milioni) che dal 1 gennaio 2009 scatteranno comunque. Senza la riforma, i tagli colpirebbero alla cieca. E finirebbero per fare ancora pi&ugrave; male.</div>
<p>&nbsp;</p>]]></description>
<link>http://www.davidepernice.eu/news.asp?id=28</link>
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</item>
<item>
<pubDate>Thu, 30 Oct 2008 23:00:00 GMT</pubDate>
<title><![CDATA[Ornette Coleman, ovvero avere 78 anni e non sentirli!]]></title>
<description><![CDATA[<p>Splendido concerto di Ornette Coleman al Bozar di Bruxelles. L'artefice del <i>Free jazz</i>, dal titolo del suo album pi&ugrave; importante e ancora oggi pi&ugrave; innovativo del jazz contemporaneo (datato 1960), ha ammaliato la platea per quasi due ore, regalando tre preziosi bis e raccogliendo una standing ovation durata un quarto d'ora.&nbsp;</p>
<div>Ornette Coleman non &egrave; solo uno dei pi&ugrave; grandi jazzisti viventi, ma per storia ed evoluzione stilistica &egrave; un importantissimo interprete della cultura sociale e musicale dell'America contemporanea. Ed &egrave; un musicista insaziabile, sempre alla continua ricerca di nuove soluzioni armoniche.</div>
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<div>Alla bella et&agrave; di 78 anni, il sassofonista texano ha imbracciato il suo sax contralto con la rabbia di un ventenne, mordendo l'ancia e giocando sugli acuti con la stessa forza di tanti anni fa. Sembrava di riascoltare le incisioni degli anni '60, da <i>Something else</i> a <i>The shape of jazz to come</i>, ma in pi&ugrave; con la sapienza di un vecchio lupo di mare capace di giocare sulle sfumature cromatiche di alcuni dei suoi pi&ugrave; importanti successi.</div>
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<div>E pensare che Coleman, accolto ieri sera al Bozar da una vera e propria ovazione, &egrave; lo stesso musicista che durante i gloriosi anni del bebop e dell'hard bop irritava le folle. La sua armolodia, il sistema musicale che ha sviluppato nel corso degli anni, &egrave; apparsa sulla scena musicale di allora come un vero e proprio pugno in faccia ai convenzionalismi del jazz. Certo, il suo stile non &egrave; per tutti gli stomaci e infatti rimane a tutt'oggi largamente osteggiato dalle accademie del purismo jazzistico, ma anche i suoi pi&ugrave; acerrimi detrattori non possono pi&ugrave; ignorarne il genio.</div>
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<div>Al suo attivo, Coleman pu&ograve; vantare collaborazioni con musicisti del calibro di Eric Dolphy, Scott LaFaro, Lee Konitz, Pat Metheny, Charlie Haden e tanti altri. La sua carriera brilla nel firmamento della musica contemporanea accanto a nomi altrettanto importanti, come Charlie Parker e John Coltrane.</div>
<div>E la sua carica di energia non si &egrave; persa nel corso degli anni, com'&egrave; evidente dall'ascolto della sua ultima fatica, l'album <i>Sound Grammar</i> del 2007. Un capolavoro, nel quale il padre del <i>free jazz</i> esplora nuove composizioni, come la struggente <i>Waiting for you</i> (peraltro gi&agrave; interpretata, sotto altro nome, nell'album <i>Colors</i> in duo con il pianista free tedesco Joachim Kh&uuml;n), e ripercorre alcune tappe della sua carriera, da <i>Song X</i> a <i>Turnaround</i>.</div>
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<div>Il suo graffiante lirismo, fatto di lunghe note sospese tra fraseggi blues, penetra alla perfezione nella tessitura costruita dalla curiosa sezione ritmica, con Greg Cohen al contrabbasso, Tony Falanga al basso elettrico e Denardo Coleman alla batteria. La sua musica &egrave; innanzitutto gioia e sorpresa, ma - a quasi sessant'anni dal suo esordio da solista - il suo grido non perde nulla dell'irruenza dei primi tempi. Anzi, &egrave; pi&ugrave; Coleman che mai.</div>
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<div><i><a target="_blank" href="http://italia.allaboutjazz.com/php/article.php?id=844">Vai alla critica di Sound Grammar</a></i></div>
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<div><i><a target="_blank" href="http://www.ornettecoleman.com/">Vai al sito ufficiale di Ornette Coleman</a></i></div>
<div>&nbsp;</div>]]></description>
<link>http://www.davidepernice.eu/news.asp?id=26</link>
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<pubDate>Wed, 09 Apr 2008 23:00:00 GMT</pubDate>
<title><![CDATA[DAVIDE: "CONTINUARE A COSTRUIRE IL PD IN EUROPA"]]></title>
<description><![CDATA[<p>Si &egrave; conclusa ieri sera (8 aprile)&nbsp;a Bruxelles la campagna elettorale di Davide Pernice, il pi&ugrave; giovane candidato del Pd alla Camera dei Deputati per la Ripartizione Europa.<br />
<br />
Ringraziate le decine di volontari che hanno animato il Comitato &quot;Io voto Davide&quot;, il pi&ugrave; giovane candidato del Pd ha voluto rivolgere un sentito ringraziamento anche &quot;al dipartimento 'italiani nel mondo' del Partito Democratico, diretto da Maurizio Chiocchetti, e ai vertici del Pd del Belgio per aver puntato con tanto coraggio sull'innovazione&quot;.<br />
<br />
&quot;&Egrave; stata una grande esperienza umana il cui merito va soprattutto al loro&quot; ha detto Pernice, per il quale &quot;in appena venticinque giorni di campagna elettorale abbiamo fatto tutto il possibile immaginabile, girando in lungo e in largo il Belgio e alcuni dei paesi limitrofi&quot;.<br />
<br />
Per il giovane candidato &quot;sarebbe ingeneroso da parte mia considerare conclusa questa esperienza, perch&eacute; a partire dal 15 aprile saremo chiamati ad un nuovo impegno: dare profilo e struttura al Partito Democratico in Europa&quot;.<br />
<br />
&quot;Continuer&ograve; a dare il mio contributo con impegno e dedizione, a prescindere dall'esito delle elezioni&quot; ha concluso Pernice, aggiungendo che &quot;nessuno di noi &egrave; indispensabile, ma tutti dobbiamo metterci al lavoro per dare futuro e radicamento al nuovo partito in Europa&quot;.&nbsp;<br />
&nbsp;</p>]]></description>
<link>http://www.davidepernice.eu/news.asp?id=25</link>
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</item>
<item>
<pubDate>Mon, 07 Apr 2008 23:00:00 GMT</pubDate>
<title><![CDATA[LA LEGA MINACCIA VIOLENZE. DAVIDE: "DESTRA PRECOLOSA PER IL PAESE"]]></title>
<description><![CDATA[<p>Umberto Bossi &egrave; tornato sulla vicenda delle schede elettorali&nbsp;gi&agrave; sollevata da Berlusconi. E ha minacciato il ricorso al fucile se non saranno ristampate. &quot;Questa destra &egrave; un pericolo per il paese&quot; ha dichiarato Davide Pernice, il pi&ugrave; giovane candidato del Pd in Europa. &quot;Pi&ugrave; ritornano sull'argomento e pi&ugrave; si ha l'impressione che qualcuno abbia paura di perdere&quot;. Per Davide &quot;&egrave; giusto che i nostri elettori all'estero sappiano: un voto per il 'Popolo delle Libert&agrave;' &egrave; soprattutto un voto per la Lega di Bossi, dal momento che il capolista in Europa &egrave; un uomo dei secessionisti padani&quot;. &quot;Non accade in nessun paese d'Europa - conclude il candidato - che a soli sette giorni dal voto un leader di partito minacci tanto esplicitamente il ricorso alla violenza&quot;. Per Walter Veltroni le parole di Bossi &quot;sono indegne di un ministro&quot;, dal momento che Berlusconi avrebbe gi&agrave; promesso a leader padano un posto nel governo.<br />
&nbsp;</p>
<div>
<div><i><a target="_blank" href="http://www.repubblica.it/2008/04/sezioni/politica/verso-elezioni-17/polemica-schede/polemica-schede.html">L'articolo su 'la Repubblica'</a><br />
<br />
<a target="_blank" href="http://www.partitodemocratico.it/gw/producer/dettaglio.aspx?ID_DOC=48754">Il commento di Walter Veltroni</a><br />
<br />
<a target="_blank" href="http://www.openpolis.it/dichiarazione/330378">L'ultima volta: Calderoli attacca Veltroni, 'nessun orgoglio nell'essere italiani'</a></i></div>
</div>]]></description>
<link>http://www.davidepernice.eu/news.asp?id=24</link>
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